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L’Antica Via dei Crinali dall’Adriatico al Tirreno

 

L’antica via, partendo dal Colle di Covignano, importantissimo sito prestorico, lungo un’ininterrotta serie di crinali, transitava lungo le colline di Santa Cristina, in territorio riminese, e di Verucchio, una delle principali Officine d’Ambra dell’epoca Villanoviana, arrivava su quello che sarà poi denominato in epoche successive “Castrum” Ventoso e saliva sul Monte Titano nell’odierna Repubblica di San Marino, considerato fin dalla Preistoria polo di transito verso l’interno.

Si proseguiva quindi per il Monte Carlo, il crinale di Fiorentino-Monte San Cristoforo e, di nuovo in territorio italiano, sulle pendici del Monte San Paolo fino agli interessanti siti protostorici “d’altura” di Montecopiolo e Sasso Simone; quindi superava i valichi appenninici, aggirando l’Alpe di Carpegna ed il Fumaiolo.

Dalle sorgenti del Tevere percorreva i crinali del Casentino e le pendici dell’Alpe di Catenaia, nei pressi dell’odierna La Verna per arrivare nella vallata aretina. Quindi dalle terrazze della Val di Chiana e dell’attuale territorio di Pergine Valdarno, di Monte San Savino e di Civitella in Val di Chiana transitava lungo i modesti rilievi oggi indicati nel comprensorio del Chianti, nelle aree di Castelnuovo Berardenga, di Gaiole, Radda e Castellina in Chianti per raggiungere poi l’odierna area senese, negli attuali territori di Monteriggioni, Siena e Sociville, ed addentrarsi sui crinali nel cuore delle Colline Metallifere e terminare poi sulle ultime propaggini verso il Tirreno con tre diramazioni nei territori di quelli che saranno diversi secoli dopo, durante la civiltà etrusca, i domini di Volterra, in quella più settentrionale, di Populonia al centro, e di Vetulonia, in quella più a sud: nella prima sono interessate le attuali aree, sul crinale del fiume Cecina e poi sulla sponda tirrenica, di Casole d’Elsa, Volterra, Montecatini Val di Cecina, Riparbella, Rosignano Marittimo (Vada); nella seconda che aggira la cima delle Cornate ed arriva al Monte Calvi ed al Massoncello, sono interessati gli attuali territori di Radicondoli, Chiusdino, Montieri, Castenuovo di Val di Cecina, Monteverdi, Sassetta, Campiglia Marittima e Piombino; nella terza infine, che arriva al Poggio Ballone ed a Punta Ala, sono interessati gli odierni territori di Massa Marittima, Gavorrano e Castiglione della Pescaia.

Sono attestati da più fonti traffici crescenti in epoca protostorica fra la riviera adriatica ed i medioalti bacini tirrenici ed in quella viabilità antica il Colle di Covignano aveva importanza strategica sia come scalo marittimo, sia come luogo di partenza per vie di terra.

E’ acclarato poi che l’area aretina e della Val di Chiana fossero da tempi lontanissimi una zona fortemente antropizzata dove confluivano antiche direttrici naturali e che questo medesimo pianoro, dove sorgerà l’importante città etrusca di Arezzo, avesse come collegamento più immediato la sponda adriatica dell’attuale territorio riminese.

Le vie sui crinali, è ormai una teoria consolidata in tutta la comunità scientifica , costituirono una direttrice naturale di percorrenza nella preistoria e nella protostoria, prima dell’organizzazione territoriale e viaria dell’antica Roma.

E’ altrettanto certo che negli ultimi millenni il dettato geomorfologico del territorio non sia mutato, che le colline e le vallate non abbiano subito sconvolgimenti.

E’ ugualmente da sottolineare come dalle rivisitazioni territoriali compiute emerga che questa antica percorrenza è oggi di grande bellezza paesaggistica e, come poteva servire gli uomini di allora, affascinerà ora gli uomini di tutto il mondo e potrà costituire un importante circuito turistico internazionale.

La rilevanza storico-culturale di questa viabilità, vista la lontanissima datazione protostorica, ed il suo alto valore naturalistico ne fanno chiaramente un’eccellenza nel processo, sempre più esteso, di valorizzazione di antichi tracciati, che riguarda generalmente vie di epoca romana o medioevale, tanto più affascinante, questa via, in quanto immersa nella “koinè” di civiltà antiche, forse ancora oggi da svelare compiutamente.

Incentrandosi per rigore scientifico sul periodo protostorico e sull’Età del Bronzo, i territori oggetto dello studio esprimevano in quelle epoche una civiltà da ritenersi “povera” e più primitiva rispetto a quelle più evolute dei bacini mediterranei e delle regioni sud-orientali europee, genericamente citata “civiltà appenninica”, le cui comunità erano dedite fra le altre attività ad una diffusa pastorizia e le popolazioni dell’area costiera tirrenica raggiungevano i pianori appenninici durante le stagioni più calde, con tragitti che privilegiavano vie di crinale e che possono identificarsi con il tracciato che si vuol affermare.

In questo contesto ugualmente importante è considerare il popolamento delle aree interne dell’Italia Centro-Settentrionale in epoche preistorica, protostorica e protovillanoviana, epoche quindi ancora lontane dal veder sorgere la civiltà etrusca, sulle cui origini sarebbe quanto mai lusinghiero offrire un’ulteriore chiave di lettura grazie alla conoscenza di questa antica viabilità transappenninica, che di certo, nei tempi, è il primo collegamento a Nord nella penisola italica fra l’Adriatico ed il Tirreno.

Opportuno al riguardo è anche esaminare le zone e le aree di rinvenimento di modelli, caratteristiche e manufatti identificabili ad un’unica “cultura” e l’insediarsi contemporaneo nelle zone del Veneto Meridionale ed all’interno o sulla costa toscana di “facies” archeologiche sovrapponibili, considerando ad esempio i poli protostorici di sviluppo di Frattesina Polesine e dell’Etruria Meridionale.

Alla luce di queste ultime indicazioni è scrupolo della ricerca rilevare anche diramazioni più meridionali di questa via protostorica, che appunto dall’area aretina lungo i crinali della Val di Chiana transitava sui territori anticamente popolati, oggi dei comuni di Rapolano Terme, Asciano, Sinalunga, Torrita di Siena, Montepulciano, per arrivare al conclamato sito di Cetona; quindi, aggirata l’altura del Monte Amiata ed interessando le zone di Radicofani, Abbadia  San Salvatore, Arcidosso, Santa Fiora, Roccalbegna, Scansano, Magliano in Toscana, Semproniano, Manciano, Capalbio ed Orbetello, percorreva le direttrici verso il Tirreno fino alle propaggini del Monte Uccellina, nell’area ove sorgerà in epoca etrusca la città di Talamone, e più a Sud del Poggio del Leccio e del Monte Bellino.

Pier Luigi Cellarosi

Pier Luigi Cellarosi